Garanzie forensi

Attacchi social, l’Ordine di Pesaro difende il giusto processo

Consiglio denuncia ingiurie online contro professionisti e richiama distinzione tra dissenso e offesa personale.

Attacchi social, l’Ordine di Pesaro difende il giusto processo

L’Ordine degli Avvocati di Pesaro prende posizione sugli attacchi e sulle offese comparsi sui social network contro alcuni professionisti impegnati nella difesa di persone imputate. In una nota, il Consiglio richiama il valore del ruolo dell’avvocato nei procedimenti giudiziari e ribadisce la necessità di mantenere il confronto entro i limiti del rispetto e della legalità.

Il ruolo della difesa

Secondo l’Ordine, l’avvocato non difende le condotte contestate all’imputato, ma il suo diritto a essere giudicato attraverso un procedimento corretto. La difesa viene definita un servizio irrinunciabile, fondato su due garanzie previste dalla Costituzione: il diritto di difesa e quello a un giusto processo.

Il principio, sottolinea il Consiglio, deve valere anche nei procedimenti relativi ai reati più gravi e odiosi. Assicurare un’assistenza legale a ogni imputato significa tutelare diritti fondamentali riconosciuti a tutte le persone, senza deroghe legate alla natura delle accuse o alla reazione dell’opinione pubblica.

La preoccupazione per le offese online

Nel documento viene espressa preoccupazione per quelle che l’Ordine considera campagne di discredito rivolte ai professionisti coinvolti. Le offese, si legge nella nota, possono danneggiare la reputazione della persona presa di mira e contribuire ad alimentare un clima di intolleranza, con possibili ricadute sul rispetto dei diritti di chi è coinvolto nei procedimenti giudiziari.

Un ruolo rilevante viene attribuito ai social network, che consentono di diffondere commenti e giudizi in tempi rapidi, amplificando reazioni e contenuti. Proprio per questo l’Ordine degli Avvocati di Pesaro richiama tutti al rispetto della dignità professionale e del lavoro svolto dai legali, distinguendo tra il diritto di critica e l’offesa personale.

La nota, pubblicata il 17 settembre 2026, ribadisce che una critica argomentata rientra nelle libertà riconosciute, mentre le offese gratuite non sono compatibili con una società fondata sul rispetto delle libertà individuali e sullo Stato di diritto. Il messaggio conclusivo è che difendere un imputato non equivale a condividere o giustificare i fatti contestati, ma a garantire che ogni persona venga giudicata secondo le regole e nel rispetto dei principi costituzionali.