Il C’era una volta, storico ristorante-pizzeria di via Cattaneo a Pesaro, ha festeggiato cinquant’anni di attività con una serata che ha riunito amici, clienti e diverse generazioni di cittadini. Il traguardo segna mezzo secolo di lavoro ai fornelli e di presenza nella vita gastronomica della città.
Una storia iniziata nel 1976
La vicenda del locale è cominciata nel 1976. Da allora il ristorante è rimasto legato soprattutto a Gilberto Petroccione e alla sua famiglia, che nel corso degli anni sono diventati uno dei riferimenti più riconoscibili dell’attività. Mode, abitudini e generazioni di clienti sono cambiate, mentre sono rimasti centrali l’accoglienza familiare e una proposta culinaria collegata al territorio.
Tra gli elementi più caratteristici c’è la pizza Rossini, preparata con pomodoro, mozzarella, uovo sodo e maionese. Una combinazione che fuori da Pesaro può suscitare sorpresa, ma che per molti abitanti rappresenta una consuetudine gastronomica locale. Il C’era una volta l’ha proposta nel tempo anche in diverse interpretazioni, facendone uno dei piatti maggiormente associati al ristorante.
Il riconoscimento della città
Il cinquantesimo anniversario è stato anche l’occasione per ricordare le relazioni costruite negli anni tra il locale, i clienti e la comunità pesarese. Agli aspetti legati alla cucina si affiancano gli arredi, i decori e un’atmosfera riconoscibile, diventati parte dell’identità del ristorante e del ricordo di chi lo ha frequentato.
Alla festa ha partecipato anche il sindaco Andrea Biancani, che ha consegnato ai titolari il Plauso della Città. Il riconoscimento intende celebrare la continuità di una realtà attiva da mezzo secolo e il rapporto mantenuto con il territorio. Al centro del traguardo restano il lavoro della famiglia Petroccione e i legami sviluppati nel tempo con la clientela.
Dopo cinquant’anni, il ristorante continua quindi a rappresentare una presenza conosciuta nel panorama cittadino. La sua storia si lega alla pizza Rossini, alla continuità della gestione familiare e alle generazioni di pesaresi che ne hanno frequentato i tavoli.