Il Coordinamento comunale di Fratelli d’Italia Pesaro interviene nel dibattito sull’uso di burqa e niqab negli istituti scolastici, contestando le dichiarazioni dell’assessora all’Istruzione del Comune, Camilla Murgia. La nota, pubblicata il 2 ottobre 2026, riguarda le misure governative presentate come strumenti per contrastare l’emarginazione sociale e l’oppressione femminile nelle scuole.
La contestazione del partito
Secondo FdI, l’assessora avrebbe definito il divieto di indossare burqa o niqab all’interno delle scuole come una misura non rispettosa della multiculturalità e tale da imporre il ripudio delle tradizioni. Nel documento vengono inoltre richiamate le parole attribuite a Murgia sugli anni Quaranta, considerate dal coordinamento un riferimento storico improprio.
Il partito sostiene che questi indumenti non possano essere considerati soltanto simboli culturali o elementi dell’abbigliamento da tutelare in nome della multiculturalità. Nella posizione espressa nella nota, burqa e niqab vengono descritti come strumenti di cancellazione dell’identità femminile e di segregazione. Si tratta di una valutazione politica del coordinamento, che lega la questione alla tutela della libertà individuale, della dignità e della visibilità sociale delle donne.
La richiesta all’amministrazione
Fratelli d’Italia ritiene che la scuola pubblica debba essere un luogo di emancipazione, inclusione, uguaglianza e parità di genere. Per il coordinamento, il richiamo alla tolleranza e all’integrazione non dovrebbe tradursi, nelle aule, nell’accettazione di comportamenti o simboli ritenuti espressione di sottomissione femminile.
La nota definisce le parole dell’assessora un grave passo indietro sul piano culturale e chiede un chiarimento all’amministrazione comunale di Pesaro. In particolare, FdI domanda se il Comune condivida la posizione secondo cui il divieto degli indumenti integrali nelle classi possa configurare una forma di discriminazione.
Il coordinamento conclude chiedendo che le scuole pesaresi garantiscano, secondo la propria impostazione, la libertà e la dignità di ogni studentessa. L’intervento si inserisce quindi in una polemica politica locale sulle modalità con cui conciliare multiculturalità, integrazione e tutela dei diritti fondamentali all’interno degli istituti scolastici.