La Giornata nazionale degli Internati Militari Italiani è stata celebrata al salone Metaurense della Prefettura di Pesaro, alla presenza delle istituzioni, dei familiari delle vittime e di alcuni studenti. Nel corso dell’incontro sono state consegnate alle famiglie di Terenzio Fattori e Martino Silvestri due medaglie d’onore alla memoria, in riconoscimento della scelta compiuta dai militari italiani dopo l’8 settembre 1943.
Ad aprire la cerimonia è stato il sindaco Andrea Biancani, che ha ricostruito il contesto storico seguito all’annuncio dell’armistizio. In quei giorni l’esercito italiano rimase privo di ordini chiari, mentre le forze tedesche procedevano al disarmo e alla cattura dei militari italiani. Centinaia di migliaia di soldati furono inizialmente considerati prigionieri di guerra, ma il 20 settembre 1943 Adolf Hitler ne modificò unilateralmente lo status, definendoli Internati Militari Italiani.
Il rifiuto della collaborazione
Secondo quanto ricordato durante l’iniziativa, il cambio di status ebbe conseguenze concrete: ai militari italiani vennero negate le tutele previste dalla Convenzione di Ginevra e molti furono sottoposti a violenza, privazioni e lavoro coatto. La cattura avvenne in numerosi casi direttamente nelle caserme e nelle postazioni, ponendo i soldati davanti alla scelta tra l’adesione alle forze fasciste di Salò e la deportazione nei campi di concentramento. Altri militari combatterono contro le truppe tedesche prima di essere costretti alla resa.
Nel suo intervento, Biancani ha richiamato anche la vicenda della Divisione Acqui a Cefalonia, la cui resa è ricordata dopo sette giorni di combattimenti. Migliaia di militari italiani opposero resistenza e, una volta sconfitti, molti furono fucilati anche dopo la deposizione delle armi; i superstiti vennero catturati e deportati nei lager. La vicenda è stata collegata alla più ampia scelta compiuta dagli Internati Militari Italiani, che rifiutarono di collaborare con la Germania nazista e con la Repubblica Sociale Italiana.
Il riconoscimento alle famiglie
Il sindaco ha ricordato le parole pronunciate nel 2001 a Cefalonia dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, secondo cui la scelta dei militari della Divisione Acqui rappresentò il primo atto della Resistenza. Nel discorso è stata sottolineata anche la dimensione civile di quella resistenza, vissuta nei campi di internamento da centinaia di migliaia di soldati che preferirono la prigionia alla collaborazione, affrontando fame, deportazione, lavoro coatto e, in molti casi, la morte.
Le medaglie consegnate ai familiari di Terenzio Fattori e Martino Silvestri intendono mantenere viva la memoria delle sofferenze subite e delle decisioni assunte dai due militari. La cerimonia ha rimarcato il legame tra quella pagina della storia nazionale e la comunità pesarese, affidando alle nuove generazioni il compito di conoscere le vicende degli Internati Militari Italiani e il significato delle loro scelte nel percorso che portò alla Repubblica.